Corpi e ruoli di genere fra stereotipi e realtà

Una settimana fa, venerdì 13 maggio, si è tenuto al Centro Giò “De André” di Piombino, il convegno “Corpi e ruoli di genere fra stereotipi e realtà” (il link rimanda al report della giornata di FemminilePlurale) organizzato dal locale circolo di Libertà di Libertà e Giustizia insieme all’Associazione “Ex Aequo”. Si è trattato di un’occasione particolare di riflessione, “politica” nel senso più alto del termine, se politica significa ragionare anche sulle condizioni concrete in cui si articola e si rappresenta la nostra effettiva esperienza di donne e uomini nel reale dispiegamento dei rapporti sociali.

La manifestazione “Se non ora quando?” del 13 febbraio ne ha costituito lo sfondo: una spontanea autoconvocazione di “popolo”, transitata attraverso i canali comunicativi della Rete fino a tracimare nelle piazze reali, riempite di donne (e uomini) pronte a rivendicare la complessità delle loro vite, la propria domanda di riconoscimento, il loro desiderio di autenticità, la richiesta di dignità e di vere “pari opportunità” a fronte di una generalizzazione mediatica che appiattisce, oscura, banalizza e involgarisce. Oggi, a distanza di tre mesi, c’è da chiedersi cosa sia rimasto di quella straordinaria mobilitazione di popolo, una mobilitazione che in primo luogo chiedeva di non essere strumentalizzata per ragioni di mera battaglia di fazione, per quanto comprensibili e condivisibili: purtroppo la strumentalizzazione almeno in parte c’è stata, e prova ne è il fatto che, una volta appanatosi lo slancio iniziale, i motivi della protesta sono stati rapidamente accantonati anche da chi, nella comunicazione e nella politica, se n’era fatto orgoglioso alfiere.

Le ragioni dell’indignazione sono comunque ancora sul tappeto, sebbene siano passate decisamente in secondo piano nell’agenda ufficiale dell’informazione. Resta, fra l’altro, la polemica di scarsissimo spessore di “Striscia la Notizia” all’indirizzo di Lorella Zanardo, l’autrice del documentario “Il Corpo delle Donne”, condita di agguati e di servizi stucchevoli e servili sulle tv targate Mediaset. Ma è evidente che la lotta sarà ancora lunga e dovrà essere condotta soprattutto con gli strumenti della cultura e del dibattito contro pregiudizi, stereotipi, modelli imposti di comportamento, disinformazione: in definitiva contro un immaginario radicato al punto da trasformarsi in un meccanismo automatico e irriflesso di comunicazione e rappresentazione della donna, e non solo. Per questo l’occasione del 13 maggio scorso è stata importante: si è trattato di riflettere e confrontarsi con le armi della conoscenza e della critica su temi che non possono essere lasciati cadere, ma devono trovare una capillare e condivisa diffusione, se davvero vogliamo che la nostra società non resti imprigionata nella trappola dell’arretratezza culturale e civile, persino quando gli equilibri politici cambieranno (auspicabilmente) di segno.

La bella relazione di Rossana Cipolletta sull’immagine della donna nella pubblicità dagli anni Cinquanta ad oggi, la documentatissima comunicazione di Elisa Giomi sulla pervasività delle rappresentazioni stereotipate di vittime e carnefici nella cronaca nera degli ultimi anni, le intelligenti riflessioni di Stefano Ciccone sulla possibile costruzione di un nuovo modello di identità maschile, la presentazione appassionata delle coordinate di un nuovo femminismo da parte di Valentina, Ilaria e Laura, blogger di FemminilePlurale, hanno fornito ampio materiale di dibattito e vivace discussione al pubblico presente. Aggiungiamo il fortissimo impatto dei video proiettati, “Se questa è una donna” (di Elisa Giomi e Daniela Pitti), sulla rappresentazione del corpo femminile al limite della pronografia che la pubblicità ci impone quotidianamente, e “Storie di Donne” (di Liliana Barchiesi), che, attraverso una toccante raccolta di immagini del femminismo storico, si muove alla ricerca delle ragioni antiche (ed evidentemente non ancora risolte a distanza di trent’anni) della mobilitazione attuale.

Chi ha partecipato a questo convegno, ne è uscito con una consapevolezza differente, con uno sguardo più attento e vigile sulle manipolazioni delle quali il pubblico viene fatto oggetto da parte dell’informazione e della pubblicità. Deve essere chiaro che la rivendicazione dei diritti ancora negati passa dalla capacità di affermare la nostra verità di donne e uomini, con tutte le difficoltà, i problemi reali, i limiti materiali, contro ogni rappresentazione edulcorata di una parità solo affermata, in realtà ben lontana da essere pienamente acquisita sia sul terreno dei rapporti fra i sessi sia su quello delle opportunità lavorative e di affermazione personale effettivamente offerte alle donne (le statistiche parlano chiaro). Con buona pace delle veline di Striscia la Notizia (e di Antonio Ricci) che, a giudicare da questo video, si sentono appagate dal loro ruolo di vallettine seminude e sculettanti, indistinguibili dalla massa di ragazzine fresche e appetibili impiegate sugli schermi televisivi per mere esigenze decorative: sia detto senza nessun moralismo, ma i talenti e i meriti che la vita vera richiede sono ben diversi rispetto a quelli che si manifestano negli “stacchetti” televisivi .

Una Risposta

  1. [...] P.s: riporto qui i post sul convegno pubblicati rispettivamente da femminileplurale e Libertà e Giustizia [...]

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