Giunio Luzzatto
l’Unità, 24/06/09
Dopo il clamoroso fallimento di domenica scorsa è altamente improbabile che qualcuno provi a riproporre un Referendum abrogativo. Come si è visto, dovendo i votanti raggiungere il quorum del 50% degli elettori, chi vuole evitare l’abrogazione può rinunciare a contrapporre il suo NO al SI di chi l’abrogazione la vuole; gli conviene promuovere l’astensione, in modo da aggiungere ai propri consensi quelli, involontari, di coloro che – sempre più numerosi – non si recano alle urne per i più vari motivi. Di conseguenza, per abrogare non basta il consenso maggioritario di chi abitualmente va a votare, ma occorre la maggioranza assoluta dell’intero elettorato: situazione estremamente rara, come dimostra il fatto che con questo criterio la Repubblica nel 1946 non sarebbe nata.
Non è stato sempre così, in questa Repubblica. Quando qualcuno ha provato a cancellare la legge sul divorzio o quella sui casi di liceità dell’aborto, i sostenitori del NO all’abrogazione hanno affrontato la sfida e l’hanno vinta sul campo. Tutto è cambiato nel 2005, quando i difensori della legge sulla fecondazione assistita hanno scelto invece di non confrontarsi, promovendo la diserzione dai seggi; l’esempio è stato contagioso, e per salvare il Referendum è ora indispensabile intervenire sul quorum.
Si potrebbe addirittura abolirlo, alzando nel contempo – per evitare un eccesso di richieste, anche su tematiche irrilevanti – il numero delle firme necessarie per promuovere i Referendum. O si potrebbe adottare una soluzione intermedia, sull’esempio tedesco: per essere approvata, una proposta deve raccogliere il voto favorevole del 25% degli aventi diritto al voto, oltre che, è ovvio, rappresentare la maggioranza di chi ha votato. I sostenitori della tesi opposta non hanno, in questo modo, alcun interesse a fare una campagna astensionistica (a meno che ritengano che i proponenti non possono raccogliere neppure un quarto dell’elettorato) e devono perciò misurarsi col voto, cercando di ottenere più consensi rispetto ai proponenti stessi.
Il 25% è ben motivato. Infatti, sia pure come caso limite, una approvazione con questa percentuale può avvenire già oggi, pur in presenza del quorum al 50%. Ciò accade se ha votato la metà degli aventi diritto e se i proponenti di un quesito hanno ottenuto la maggioranza, anche minima, dei voti espressi.
Il Referendum dà ai cittadini l’unica possibilità di intervenire direttamente sulle leggi del Paese quando le loro rappresentanze politiche non riescono a farlo. È urgente che tutti i democratici si mobilitino per evitare che questa opportunità venga di fatto cancellata.
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