
Sonia Marini
Womeninthecity, 25/05/09
Si vota il 6 e 7 giugno, secondo le esigenze dei 27 Paesi membri. Alle urne andranno 375 milioni di elettori ed elettrici europei. 736 i deputati e le deputate da eleggere per il nuovo Parlamento di Strasburgo, che resterà in carica sino al 2014.
È il Trattato di Nizza ad assegnare a ciascun Paese membro il numero dei deputati da eleggere. Per l’Italia sono 72, erano 78 nella passata legislatura, sono diminuiti per effetto dell’allargamento dell’Unione europea e dei seggi parlamentari asssegnati dunque con le nuove norme.
Le candidature femminili variano, per numero e collocazione nelle liste elettorali, da Paese a Paese, seguendo il trend politico generale di ciascuna società nei confronti della questione Donne & Politica. All’ultimo posto c’é Malta, al primo la Svezia, di mezzo tutti gli altri con la curva ben nota che vede in testa il quartetto Svezia, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, ed in coda Grecia, Italia… Mal piazzate anche le candidate dei nuovi Paesi membri, stanno nella zona di coda per esempio le Republiche Baltiche…
Per quanto riguarda le candidate in lista nel nostro Paese, in testa sta il PRC con 29 donne su 72 candidati; seguono il Pd con 28 e il Pdl con 27. In coda, la Lega e l’Udc.
In quanto alla collocazione, in testa Sinistra e libertà, con 3 capoliste su cinque, seguono Rifondazione con due, il Pd con una. Nessuna capolista per Pdl, Lega, Idv e Udc.
Voto e sondaggi. Assenteismo dell’elettorato é la parola che accomuna tutti i Paesi membri, benché ci siano al proposito opinioni (e sondaggi) differenti. Alcuni analisti prevedono un’affluenza alle urne addirittura lievemente superiore a quella della scorsa tornata elettorale (2004), mentre due sondaggi, elaborati da Eurobarometro e da TSN per conto della Fondazione per l’Innovazione Politica, alla fine del mese di aprile, indicano al contrario una partecipazione più contenuta. Vediamo nel dettaglio.
TSN ha intervistato 15.000 cittadini europei tra lo scorso mese di marzo e aprile, rilevando che il 18 per cento non si interessa « per niente » alle elezioni europee, il 35 per cento si dice « poco interessato », l’11 per cento « molto interessato », e il 35 per cento « piuttosto interessato». Nella consultazione del 2004, la partecipazione al voto fu del 45,5 per cento.
Dati confermati in generale da Eurobarometro che sottolinea tuttavia il contesto in cui ha svolto la propria l’indagine, tra la fine del 2008 e il mese di marzo, caratterizzato « da una forte carica di attualità internazionale : l’investitura di Brack Obama, il lancio del suo primo piano di ripresa economica, la situazione a Gaza, ecc ». mentre la precedente indagine era stata realizzata «nel segno di un attualità internazionale con una maggiore presenza sui media dell’Unione europea e del Parlamento europeo.» .
Al via una campagna di sensibilizzazione. La questione della partecipazione degli elettori e delle elettrici al voto per il Parlamento europeo « é un problema ricorrente », dice un funzionario di Strasburgo, « in effetti, dopo le prime elezioni dirette del 1979 la partecipazione alle elezioni europee é via via diminuita. Il vero problema é la scarsa informazione che i media nazionali, chi più chi meno, destinano alle questioni comunitarie ed all’attività dei parlamentari di Strasburgo : gli europei non sanno che cosa succede al Parlamento europeo, oppure sono informati in maniera episodica e parziale.
Per queste consultazioni, il Parlamento ha lanciato una campagna paneuropea di sensibilizzazione, approvata con il voto favorevole di tutti i Gruppi, e basata su alcune parole d’ordine chiare ed efficaci che indicano i temi politici ed il dibattito parlamentare all’ordine del giorno nell’Unione.
La campagna, « Elections européennes, à vous de choisir !, » é costata 18 milioni di euro, e prevede manifesti e spot televisivi, radiofonici, sulla carta stampata e su internet, in tutte le 23 diverse lingue dei Paesi membri.
In Italia resterà nel cassetto? Un’interrogazione parlamentare presentata dal Partito Democratico, PD, al ministro delle Politiche comunitarie Ronchi chiede infatti al governo di chiarire i motivi alla base del mancato via libera all’affissione dei manifesti ed alla messa in onda degli spot. Il sospetto è che alla base ci sia il fatto che le parole d’ordine della campagna PE non siano in linea con quelle del governo, per esempio in tema di immigrazione e crisi economica.
«Gli italiani hanno il diritto di sapere per quale motivo il governo italiano ha rifiutato di diffondere nel nostro paese i manifesti della campagna», si legge dunque nell’interrogazione presentata al ministro Andrea Ronchi dai deputati Pd Walter Verini, Alberto Losacco, Sandro Gozi e Jean Leonard Touad.
Temi e aspettative. Crisi economica e soluzioni, sono peraltro i temi considerati prioritari dagli stessi cittadini e cittadine europee, sempre secondo il sondaggio Eurobarometro che, oltre ad indicare la percentuale di interesse al voto (34 per cento), ha chiesto anche quali sono gli argomenti politici di cui dovrebbe occuparsi il Parlamento europeo.
Nell’ordine : disoccupazione, crescita economica, inflazione e potere d’acquisto della moneta.
Nel dettaglio : il 57 per cento degli europei pensa che la campagna per elezioni europee sia un’occasione buona per affrontare i temi della disoccupazione, il 52 per cento della crescita economica, il 40 per cento dell’inflazione e del potere di acquisto.
Diminuisce l’interesse per la sicurezza (-8 per cento), per il terrorismo (- 9 per cento , per la lotta contro il cambiamento climatico (-7 per cento).
Per quanto riguarda le aspettative verso il Parlamento europeo, emerge dal sondaggio Eurobarometro, al primo posto, il rafforzamento della protezione dei prodotti al consumo e della sanità pubblica (36 per cento contro il 33 per cento del 2008). A chiederli di più sono le donne : 38 per cento contro il 34 degli uomini.
Segue il coordinamento di politiche economiche, budgetarie e fiscali che passa dal sesto (2008) al secondo posto : a metterlo in testa, questa volta, sono gli uomini, con il 36 per cento contro il 32 delle donne. Scende al terzo posto ( era al primo nel 2008), la politica di sicurezza o di difesa per permettere al’UE di fronteggiare le crisi internazionali.
Da notare, infine, i dati sulla fiducia degli europei verso il Parlamento UE. Ebbene, il 42 per cento pensa che il ruolo del Parlamento sia cresciuto nel corso degli ultimi anni, ed il 48 per cento spera che questa istituzione giochi un ruolo piu importante nel futuro.
La notizia curiosità. Secondo un’inchiesta realizzata dal boureau d’affari pubblici Fleishman-Hillard, il 75 per cento degli eurodeputati uscenti ha utilizzato il proprio sito internet per raggiungere l’elettorato, ma solo il 51 per cento ha visitato i blogs una volta la settimana, mentre sono più di due terzi quelli che non hanno mai sentito parlare di Twitter e Facebook…
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