“La dittatura della maggioranza”: un’ intuizione dell’800 con cui nel 2009 fare i conti

images8 Certo Alexis de Tocqueville nel suo saggio del 1835 ” La democrazia in America”, analizzando i rischi della tirannide della maggioranza, non pensava alle possibili degenerazioni del sistema democratico così come noi le stiamo vivendo nel nostro Paese oggi.
Le condizioni storiche e sociali di allora erano indubbiamente diverse e nemmeno poteva immaginare una giovane Costituzione come la nostra, fra le più avanzate e lungimiranti dell’occidente democratico, messa costantemente in un angolo da un potere oramai dispotico, ancorchè sostenuto da un consenso popolare che sta diventando “bulgaro” a poco a poco, grazie anche alle leggi elettorali vigenti.
Conflitti di interesse, esautorazione dei principi etici dettati dalla prima parte della Carta, potere mediatico straordinario accentrato in unica mano, conflitto perenne con il potere giudiziario e tentativo di annientarne il peso istituzionale, emarginazione del potere legislativo e conseguente autocrazia, tentativi ripetuti di mettere un bavaglio all’informazione sgradita. Siamo in Italia, nel 2009.
Cosa distingue poi alla fine questo nostro periodo da ciò che il saggista francese voleva rappresentare come il rischio di un passaggio silenzioso dalla forma democratica ad un populismo demagogico, anticamera del più bieco dispotismo?

Da qui sono partiti il Sen. Pancho Pardi ed i numerosi partecipanti all’iniziativa che il Circolo ValdiCornia di Libertà e Giustizia ha organizzato Lunedi 20 Aprile a Piombino, insieme all’Associazione locale Democrazia e Territorio.
Dal libro appunto ” La dittatura della maggioranza” di cui Pardi è coautore insieme a Raniero La Valle, Aldo e Giuseppe Bozzi, Domenico Gallo e Federica Resta.
Da Tocqueville, dalle numerose ed inquietanti affinità tra le intuizioni di un intellettuale francese dell’800 con l’attuale situazione italiana. E da una forte, sdegnata e non rassegnata partecipazione di cittadini alle nostre iniziative, volte ad accrescere consapevolezza, conoscenza dei processi e degli sviluppi politici, capacità di reazione di fronte agli eventi ed ai rischi di rassegnazione sempre presenti in questo caso.
Questo proprio in virtù della specificità del tipo di influenza esercitata dal potere dei media così concentrati e da un vasto consenso, alimentato dal bisogno di delegare ad un “uomo forte” i problemi sempre più complessi e le contraddizioni emergenti dalla globalizzazione.

Pancho Pardi e gli interventi dei presenti non hanno avuto indulgenze nel riconoscere altre precise responsabilità in questa situazione. La crisi del “Partito di massa”, la sottovalutazione del fenomeno di un progressivo affermarsi di gruppi sempre più ristretti alla testa degli stessi Partiti, la commistione del mondo degli affari con le stesse oligarchie politiche, il bisogno di autoreferenzialità e la conseguente crisi della partecipazione vera, appassionata e non mediata dei cittadini nella difesa del bene pubblico, dei valori etici, delle decisioni frutto del confronto.
La sinistra in questo è stata ed è tuttora una protagonista tanto colpevole nel determinare le forze reali in campo, quanto da troppo tempo assente nel ruolo dell’opposizione.

Una partita che sta ai cittadini adesso riaprire. Nubi fosche si avvertono all’orizzonte e non possiamo illuderci nemmeno sull’ approssimazione del disegno eversivo in atto.
Troppi sono i segnali e le iniziative illiberali messe in campo.
Quando in ballo ci sono i principi di fondo della Costituzione, i contropoteri decisivi come la libertà di stampa e d’ informazione, l’autonomia della Magistratura e gli strumenti per far rispettare la legalità nel Paese; quando la filosofia su cui si basa la Campagna sulla Sicurezza dello Stato è colpire il “diverso”, lo straniero, individuando i nemici nell’ambito della sfera pubblica, la legge e le regole; quando oramai troppi sono “i lacci e lacciuoli” che impediscono lo scorrere indisturbato degli affari, spesso illeciti, e la naturale attitudine al “fare” senza limiti nè ambientali, nè costituzionali, nè etici all’azione individuale. Questo è scivolare senza fine verso un regime illiberale.

Se ne percepisce i pericoli, si accennano reazioni scomposte a volte, ma non per tutti è ancora così. C’è ancora molto da fare, lo sappiamo.
Non abbiamo nè grandi mezzi nè strumenti decisivi come i media dalla nostra. Ma molti cittadini accorrono quando sono chiamati a discutere. Basterebbe non rimanere più soli nel farlo intanto. C’è da cambiare i Partiti dalle fondamenta, promuoverne un rinnovamento ed una nuova classe dirigente. Non siamo all’Anno Zero anche su questo; qualcosa si sta muovendo anche se quasi sembra che qualcuno non se ne voglia accorgere e faccia di tutto per impedirlo.

Mentre Libertà e Giustizia discuteva con Pancho Pardi e tanti amici in Libreria, sempre a Piombino per tre giorni una cinquantina di ” contemporanei” del PD ( non si vogliono giustamente chiamare giovani anche se lo sono) venuti da tutta Italia, hanno dato vita ad un ricco e appassionato approfondimento di idee e di programmi per la rinascita di quel Partito, dal basso. C’è davvero la voglia di ripartire e di cambiare il segno della politica.
Noi vogliamo incoraggiarli in questo. La Stampa locale li ha ignorati, i vertici del Pd locale li ha sofferti, ma loro ci sono, crescono progressivamente nei consensi sulla rete e prendono fiducia verso un Congresso che auspicano di “rifondazione ideale e politica del Partito democratico”.
Avranno da battagliare, ma daltronde siamo vicini al 25 Aprile.
Non è una data solo da ricordare oramai e nemmeno da “pacificare” alla maniera di come vorrebbero alcuni.

E’ una data forse da cui ripartire per una nuova “pacifica battaglia” di Liberazione.

Dario Cambi
(21/04/2009)

Lascia un commento