Sono i giovani a pagare

Tito Boeri
La Repubblica, 11/11/2009

«Finché ci sono io non ci saranno tagli alle pensioni». Non se n´è accorto, ma con queste parole Tremonti ha annunciato l´intenzione di terminare il suo mandato prima della fine della legislatura.
Oppure ha deciso di riformare domani, subito, il nostro mercato del lavoro. Il fatto è che la crisi sta già tagliando le pensioni. Non quelle in essere. Ma quelle di chi è entrato, meglio è rimasto in attesa di entrare nel mercato del lavoro, da quando la crisi è iniziata. Certo, non possiamo dare la colpa della crisi al governo. Ma quella di non aver fatto sin qui nulla per evitare ai giovani un futuro pensionistico grigio, anzi grigissimo, non possiamo proprio risparmiargliela. Con tutta la buona volontà. Continua a leggere…

Ci prendono per scemi?

Bruno Tinti
Il Fatto quortidiano, 11/11/2009

Così avremo il processo breve per gli incensurati; per gli altri, quelli già condannati, mettiamoci pure tutto il tempo che ci vuole. Entro 6 anni per l’incensurato deve arrivare la sentenza definitiva: colpevole o innocente; se non arriva, chissà quale sarà la formula? Prescrizione, fuori tempo massimo, squalificato (il giudice…).
Come al solito, pur di cavare Berlusconi dai guai, un sacco di delinquenti resteranno impuniti, le parti offese saranno fregate alla grande e la povera gente resterà a marcire in galera. Fino ad ora i processi che si facevano per primi erano quelli con detenuti. Sei dentro? Ti processo subito. Perché magari sei innocente, anzi sei senz’altro innocente fino alla sentenza definitiva di condanna; e allora non devi stare in prigione un minuto di più di quanto strettamente necessario; alla sentenza definitiva ci dobbiamo arrivare nel minor tempo possibile. Anche perché ci sono i termini massimi di carcerazione preventiva; e se non mi sbrigo a farti il processo, finisce che esci per decorrenza termine e poi tutti si indignano per i giudici fannulloni che scarcerano i mafiosi. Adesso, però, i processi che si debbono fare per primi sono quelli per gli incensurati: perché più di 6 anni non potranno durare e se non mi sbrigo non li finisco in tempo. Solo che gli incensurati, in genere, non stanno in galera in attesa del processo; sono, come si dice, a piede libero; proprio perché sono incensurati. E tuttavia prima si processeranno gli incensurati perché poi non si può più; e dopo i detenuti, che c’è tempo. Intanto se ne stanno in galera, magari da innocenti. E se si tratta di mafiosi che escono per decorrenza termini, pazienza. Se poi scomodiamo un po’ di dialetto, viene da dire guagliò, accà nisciuno è fesso. Perché, in 6 anni, per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano un processo lo si fa di sicuro. I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato (ma guarda che combinazione, Berlusconi, con le sue sei prescrizioni, è incensurato) per falso in bilancio o frode fiscale. Perché, se cominciamo con le rogatorie alle isole Cayman e i sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni arriviamo sì e no al primo grado. Ultima chicca: con questo sistema, Berlusconi & C. sempre incensurati saranno perché un processo per i reati che commettono loro non si riuscirà a fare mai. E così sempre al processo breve avranno diritto; in un circolo infinito. Ma proprio per scemi ci prendono?

I cinque NO di Libertà e Giustizia alla riforma del processo “breve”

11/11/2009

I cinque no di LeG all’ipotesi di riforma del processo penale:

1. Il processo breve è una legge ad personam
La riforma è sostanzialmente un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a “riforma” approvata decade nel marzo 2010).

2. E’ una mannaia che non distingue la gravità dei reati
Secondo quanto è emerso finora, dovrebbero usufruire del processo breve quelli che riguardano reati puniti con la reclusione non superiore ai dieci anni (fatti salvi quelli che concernono mafia, terrorismo o, comunque, fatti di particolare allarme sociale). Sotto ai dieci anni, ma senza distinguere tra maggiore o minore gravità dei reati.

3. Non tiene conto della maggiore o minore complessità delle inchieste
In 6 anni si può concludere di sicuro un processo per una guida senza patente, uno scippo, un oltraggio al vigile urbano. I problemi cominciano quando si tratta di processare un incensurato per falso in bilancio o frode fiscale: se servono come quasi sempre accade rogatorie alle isole Cayman e sequestri di documenti in qualche caveau dell’Ossezia, in sei anni si arriva sì e no al primo grado.

4. Riguarda solo gli incensurati
I tempi stretti riguarderebbero soltanto gli imputati incensurati. E perché mai? Se la prescrizione processuale non costituisce un premio per gli imputati, ma la risposta ad un’esigenza generale di rapidità processuale, censurati o incensurati la regola dovrebbe essere la stessa.
Soprattutto chi ha già carichi penali alle spalle o chi è agli arresti con una carcerazione preventiva, ha bisogno che il processo sia il più rapido possibile.

5. C’è il rischio concreto che si trasformi in un’aministia
La norma sulla prescrizione breve bloccata da Fini, potrebbe essere ripresentata sotto forma di emendamento al processo breve, come è accaduto altre volte, ed essere approvata dalla maggioranza. Taglierebbe di un quarto la prescrizione rispetto ai tempi attuali con la conseguente cancellazione di moltissimi processi, perché la “prescrizione breve” porterebbe alla decadenza del reato (quindi coprirebbe il Cavaliere anche su eventuali inchieste future).

Lo stato d’eccezione della nostra democrazia

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Massimo Giannini
La Repubblica, 11/11/2009

Giustizia, il “lodo” Berlusconi-Fini è l’ennesima, scandalosa legge
che copre gli interessi di una singola persona, un patto scellerato e indecente

ORA ce la racconteranno come una grande riforma “erga omnes”, che tutela l’interesse di tutti i cittadini. Un compromesso sofferto e importante, che difende lo “stato di diritto” finora vulnerato da una magistratura politicizzata e inefficiente. E invece il “lodo” Berlusconi-Fini sulla giustizia è l’ennesima e scandalosa legge su misura, che copre gli interessi di una singola persona. Un patto scellerato e indecente, che conferma lo “stato di eccezione” in cui è precipitata la nostra democrazia.

I due leader erano arrivati a questo faccia a faccia in condizioni molto diverse.

Il presidente del Consiglio, scoperto dalla bocciatura del Lodo Alfano, era agito dalla necessità di risolvere ancora una volta per via legislativa le sue passate pendenze di natura giudiziaria, e di salvarsi anche dai rischi futuri. Obiettivo irrinunciabile, per non perdere il governo. Il presidente della Camera, schiacciato dalla formidabile pressione mediatica e politica della macchina da guerra berlusconiana, aveva l’opportunità di uscire dall’angolo nel quale lo stava relegando il Pdl, e di salvare anche il suo profilo istituzionale. Obiettivo raggiungibile, per non perdere la faccia. L’accordo raggiunto, anche se umilia il dettato costituzionale e distorce l’ordinamento giuridico, soddisfa le esigenze del capo del governo e della terza carica dello Stato. Continua a leggere…